INGENUITA’
E Sofia guardava con orgoglio a quel piccolo uomo, con quella grande forza di volontà.
Sua madre era la penultima di dieci figlie. Dai suoi racconti presumo che i gesti d’affetto fossero una rarità tra i suoi parenti dato che il solo rivolgersi ai genitori doveva essere fatto con un Voi.
Anche lei si è sempre sacrificata per la famiglia.
Lavoro, quando c’era, faccende domestiche, figlie.
Sofia non ricorda si fosse mai permessa di comprarsi un vestito, se non costretta da particolari circostanze quali il matrimonio di qualche congiunto che avveniva saltuariamente, ma ricorda benissimo che l’aveva vista indossare spesso gli stessi abiti anche per partecipare a quelli, dato il gran numero di parenti, appunto.
L’estetista era solo per poche, a quei tempi era una novità, e le donne arrivate ad una certa età senza conoscerla prima, difficilmente ne capivano la necessità. La sua mamma non era mai andata dall’estetista una volta nella sua vita, ed anche i servizi della parrucchiera li utilizzava solo in casi particolari. Pensandoci bene, con i soldi spesi da Sofia, o da qualsiasi altra sua coetanea in questi anni del consumismo per la cura del apparire, per gli svaghi ecc. e quindi risparmiati da queste altre donne, ci si potrebbe permettere mezzo appartamento, se non un buon monolocale.
Le donne di oggi (lei e me comprese) non potrebbero vivere senza queste coccole, ma quelle degli anni ’40/’50 non avevano avuto la s/fortuna di conoscerle. Per questo, e per la presenza di altre urgenti necessità, le famiglie di una volta riuscivano a realizzare molto di più, con enormi sacrifici, che noi nuove generazioni non saremmo mai in grado di sopportare (anche se lo Stato ormai ce li sta imponendo, ma questo è un discorso complesso, casomai ci scriverò un altro libro).
Ma torniamo a sua madre. Le uniche spese extra che si permetteva, ed anche quelle di nascosto da suo padre, perché la regola del risparmio nella sua famiglia era molto rigida, erano per la “DOTE” delle figlie.
Dico si permetteva perché probabilmente il fatto di accantonare questa “Dote” (uso ormai sostituito dalla lista nozze) le dava la possibilità di sognare la fiaba, proiettandola sul futuro delle figlie. Così ogni tanto la sua mamma comprava delle lenzuola o delle tovaglie da nascondere nell’armadio per il futuro suo e della sorella, e dava loro una sbirciatina di tanto in tanto, come se servisse a sopportare i sacrifici che lei e suo padre facevano per loro.
Sofia era alquanto amareggiata per non essere riuscita ad avere quella fiaba che probabilmente la madre sognava per lei e pensava “Mamma, non preoccuparti, la tua Dote non è servita ad un uomo solo, ma a due. Anche al secondo che si è piazzato a casa nostra dopo il padre dei miei figli e la cui madre non si è degnata di dargli in dote neanche un paio di lenzuola, ma era giustificata dal fatto che suo figlio non fosse sposato con me ed i miei non fossero geneticamente suoi”.
Con questi falsi principi avevano motivato ogni loro mancanza ed ogni loro gesto di opportunismo. Tanto la casa ed il necessario li mettevano Pantalone ed i suoi figli (Sofia era solita chiamare Pantalone lei o i suoi genitori in riferimento ad alcuni atteggiamenti tenuti da determinate persone nei loro confronti), cosa sarà mai una persona in più.
Dunque, educazione anni ’70/’80.
Per quanto la riguardava Sofia ne era certa, la sua educazione si era basata su cinque principi fondamentali: lavoro, famiglia, sacrificio, forza di volontà e risparmio. Naturalmente, essendo cresciuta con poca libertà e conoscendo in modo limitato la realtà del mondo esterno, credeva che gli stessi principi fossero stati alla base dell’educazione ricevuta da tutti.
Ancora beata ingenuità, altra causa di tutti i suoi fallimenti.
Infatti, nei tempi moderni, le persone ingenue non vengono guardate con tenerezza, come succede a me, ma con ingordigia, perché sono perfette per il soddisfacimento dei bisogni delle persone vuote ed inutili. E Sofia era sempre stata un richiamo per queste persone che purtroppo, data la sua ingenuità, appunto, non era mai stata in grado di riconoscere come tali.
Infatti, costoro, hanno intuito e conoscenza della psiche accentuati ma li perfezionano per sfruttare al massimo le buone qualità e doti altrui, “circonvenzionando” il soggetto prescelto fino a quando questo glielo permette, credendo nella loro buona fede.
Ma dico io, hai delle buone doti, non puoi indirizzarle su qualche cosa di più utile?
Devi per forza rovinarci la vita di qualcuno?
Credo che anche questi individui, con qualche sforzo, potrebbero ricavare dei benefici diversi da queste capacità, se trovassero il modo di utilizzarle in modo positivo.
Non so, fate gli psicologi visto che siete così bravi a capire la personalità altrui, e invece di utilizzare queste conoscenze per sfruttare questi ingenui a vostro vantaggio, aiutateli a comprendere l’handicap che li affligge e ad evitare di fare errori invalidanti in futuro.
Questa affermazione è la riconferma che la mia ingenuità è dura a morire. Ancora credo nella redenzione e nel cambiamento malgrado tutto quello che ho vissuto e che altre come Sofia hanno affrontato.
Ma sono sulla via giusta per imparare e soffocare questo mio difetto, credo. Si perché l’ingenuità, la bontà, la generosità, la tolleranza, la pazienza, la lealtà, ormai, nella società odierna, sono considerati difetti.
Una volte erano viste come delle qualità, ma oggi, dato il numero di avvoltoi che approfittano di queste per il loro rendiconto personale, è molto meglio non possederle, queste caratteristiche.
Dunque, tornando all’ingenuità di Sofia ed alla convinzione che tutti quelli che incontrava e che entravano a far parte della sua vita fossero stati educati come lei a basare la propria esistenza sul lavoro, la famiglia e il sacrificio, incontrò presto i primi problemi.








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