
LA RESPONSABILITA’ FONDAMENTO PER UN MONDO MIGLIORE
E’ un termine che deriva dal latino respondere, cioè rispondere di qualcosa, rendere conto delle proprie azioni e farsi carico delle loro conseguenze.
Ci viene insegnata fin dalla tenera età: le prime responsabilità per l’essere umano sono la scuola, i compiti, la lealtà verso gli amici, verso i primi amori.
Rendere un bambino responsabile significa insegnargli ad avere fiducia in se e trasmettere questa fiducia al prossimo evitando di ferire e deludere i propri cari ma soprattutto se stesso.
Spesso il termine responsabilità viene visto come un impegno gravoso da chi prende delle decisioni non volute, forzando il suo modo di essere, ma se nasce spontaneamente, seguendo i propri valori, la responsabilità può inorgoglirti, portare alla crescita personale ed avvicinarti alla felicità.
Responsabilità significa anche disponibilità al confronto, capacità di ammettere eventuali errori cercando di porvi rimedio. Mettersi in discussione, fare autocritica, accettare le opinioni o le alternative altrui aiuta a migliorare chi siamo e visualizzare chi vogliamo diventare.
La consapevolezza di essere responsabili richiede abilità a rispondere alle nuove situazioni ed esigenze che si presentano e l’agire responsabilmente è indispensabile per evolvere e migliorare se stessi, il nostro quotidiano, chi ci circonda e di riflesso il nostro mondo.
Nella società odierna purtroppo pigrizia, ignoranza, arroganza, megalomania, egoismo, assenza di morale, senso etico e civico, così come il poco altruismo, fan si che molti eludano palesemente la responsabilità e perdano la conoscenza e la coscienza di ciò che potrebbe accadere, o peggio se ne freghino proprio delle conseguenze.
Oggi pochi si prendono le proprie responsabilità, molti sfuggono, delegano o le negano, in modo particolare le nostre istituzioni ed i comparti più importanti della nostra società (politici, giudici, medici e soci vari) dando il cattivo esempio alle nuove generazioni.
Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo girato la testa di fronte ad un’ingiustizia pensando che non toccasse a noi intervenire.
Semplice per alcuni dimenticare nascondendosi dietro a banali giustificazioni, più complicato per altri a cui questo voltafaccia pesa ancora come un macigno sul cuore.
Spesso incolpiamo gli altri anche per le emozioni che proviamo e questo vittimismo causa insofferenza e malessere.
La responsabilità è un atto d’amore verso se stessi e verso gli altri.
“Bisogna che ognuno di noi si assuma la responsabilità. Non possiamo cambiare le circostanze, le stagioni o come soffia il vento, ma possiamo cambiare noi stessi. E’ qualcosa che dobbiamo riuscire a fare “. (Jim Rohn)
La responsabilità deve tornare ad essere la prima forma di attenzione che ognuno riserva a se stesso, agli altri suoi simili, alla complessa realtà che lo circonda e nella quale è chiamato ad operare, ed il futuro ci traghetterà verso un Mondo Migliore.
Questo era l’articolo sulla “responsabilità” che avevo preparato, pronto per essere pubblicato.
Poi, nel pomeriggio mi telefona un’amica e mi racconta un evento accadutole questa mattina: “Ore 06,18. Scendo nel garage per prendere l’auto e recarmi al lavoro eeee… trovo una gomma a terra. Penso subito di chiamare i figli e farmi montare la ruota di scorta ed arrivare tardi al lavoro, dato che ne io ne loro avevamo mai svitato dei bulloni in vita nostra.
Poi ecco sopraggiungere velocemente il solito senso del dovere e responsabilità verso i miei datori di lavoro ed i clienti che alle 07,00 arrivano al locale per fare colazione eeee… decido di rischiare. Parto ugualmente, faccio un paio di chilometri e la macchina si inchioda. Con l’attrito del cerchio il pneumatico si era completamente sfasciato, l’odore di gomma bruciata rendeva irrespirabile l’aria circostante ed io ero sola, appiedata ed impossibilitata ad arrivare puntuale al lavoro.
Ore 06,27, chiamo il titolare, racconto l’accaduto ed aggiungo che sono a pochi minuti dal locale, se avesse voluto venire a prendermi, non avrei provocato disguidi alla gestione ed ai clienti, poi finito il lavoro mi sarei occupata di risolvere il problema pneumatico sfasciato e rientro a casa.
Lui chiede se non ci sono mezzi pubblici di cui usufruire aggiungendo che si prenderà la briga di scendere nel locale per preparare le colazioni mentre attende il mio arrivo.
Io non mi scoraggio, cerco di prendere il ruotino eeee, vedendo passare un ragazzo, gli chiedo se può darmi almeno due indicazioni per facilitarmi il compito del cambio gomma… lui, albanese, si affretta a dire che non può aiutarmi, il suo titolare lo aspetta ad un centinaio di metri per andare in cantiere. Poi, preso probabilmente da un senso di pietà o di responsabilità, chiama il suo datore di lavoro per avvisarlo ed in dieci minuti mi cambia la gomma.
Lo ringrazio infinitamente e mi offro di dargli uno strappo fino al luogo di ritrovo, ma lui, dopo avermi caricato nel baule la gomma completamente bruciata, rifiuta il passaggio e mi saluta gentilmente, avviandosi a piedi e con le mani completamente nere verso il bar dove era atteso. Così sono arrivata al lavoro ancor prima che il mio capo dovesse scendere nel locale per sostituirmi e dell’arrivo dei clienti.
Non mi ha detto neanche come si chiamava!
Gli sono molto grata per avermi soccorsa ed aiutata in questa situazione, che io mi ero creata, con la mia incoscienza, e per un senso di responsabilità verso il mio datore di lavoro che poi, mi sono resa conto, non meritava.”
Quindi, dopo aver terminato la conversazione con la mia amica, ora ho un dubbio!
E’ veramente giusto ed imprescindibile questo senso di responsabilità?
O almeno ogni tanto possiamo essere egoisti, ritenere le scuse per eluderlo veritiere, perdonarci e soprassedere?
Voi cosa ne pensate?
Un abbraccio
Dany
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Daniela
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Daniela2017-11-01 09:10:222018-09-09 17:12:20Quel salto nel precipizio
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Daniela
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Daniela2017-10-12 08:57:592018-09-09 09:03:27Matrimonio
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Daniela2017-09-29 08:38:072018-09-18 14:13:48Valore


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