MEGLIO SOLA
Invece il suo cucciolo aveva una gran voglia di vivere, così dicevano i medici, ed oggi infatti è un bellissimo uomo di 80 Kg..
Se pensa a quanto era piccolo, ancora si emoziona!!!
Sofia ha sempre elogiato la serietà del Reparto di Neonatologia Infantile di Brescia per l’impegno e la professionalità che dedicano ancora oggi a queste creature che senza di loro non avrebbero la possibilità di vivere. Quindi mi faccio sua portavoce riportando le sue parole “Grazie di aver permesso a mio figlio di restare con me e vivere la sua vita.”
Ed anche questa situazione si era risolta per il meglio, ma Sofia si rendeva conto ogni giorno che era sempre più sola con suo figlio, e suo marito trovava sempre più scuse per assentarsi e per non prendersi le responsabilità che avrebbe dovuto, che aveva voluto.
Quando il suo bimbo camminava da poco e lei iniziava nuovamente a parlare di separazione lui iniziò ad essere più presente, “aveva capito”, pensò lei. “La paura di perderci l’ha fatto cambiare.”
Iniziarono anche a progettare di aprire un’attività insieme. Sembrava che le cose iniziassero a girare per il verso giusto.
E rimase incinta del suo secondo figlio.
Felicità e paura nello stesso tempo. Paura che succedesse quello che era successo con il primo. Non voleva uscire dall’ospedale di nuovo senza suo figlio, questa volta.
Suo marito le sarebbe stato più vicino e lei avrebbe passato una gravidanza più serena.
Povera illusa.
Ormai lui aveva raggiunto il suo scopo, era riuscito a farla desistere dall’idea di separarsi, c’era un bimbo piccolo ed un altro in arrivo e Sofia sarebbe stata impegnata con loro, quindi lui avrebbe avuto tutto il tempo e le situazioni necessarie per tornare alle “sue passioni”,sicuro dell’educazione cattolica che lei aveva ricevuto e della presenza in lei di certe convinzioni limitanti quali “i figli hanno bisogno di un padre”, ma quale padre? Non c’era mai!
“Ciò che Dio unisce nessun uomo deve separare”, e lei dunque doveva sopportare assenze, carenze e mancanze perché Dio aveva stabilito questo per lei?
Nel frattempo “lui aveva deciso” quale attività avrebbe voluto iniziare, voleva aprire un’attività commerciale, un bar.
Dopo un periodo di dubbi Sofia pensò che al bar avrebbe potuto incontrare tante persone, avrebbe lavorato ed in più colmato quel senso di vuoto che solo intrattenendo public relations giornaliere sembrava potesse colmare, dato che lei e la famiglia non erano abbastanza. Lui doveva farsi grande, sia con la politica che con altri atteggiamenti giornalmente, altrimenti non era soddisfatto.
Sofia conobbe più tardi il detto “ Chi ga mia antadur se anta de sul”.
Le chiese di intestarsi il bar. Giustificò questa richiesta dicendole che essendosi diplomata prima del ’90 per legge non avrebbe dovuto sostenere esami per entrare in possesso del Rec, necessario per aprire l’attività. Lui invece avrebbe dovuto seguire il corso e dare l’esame.
Le sembrò un onore. Suo marito si fidava talmente di lei che era disposto ad aprire un’attività e ad intestargliela.
Qui invece di un “povera illusa” ci starebbe bene un “povera cogliona” si perché il fatto che lei accettò di intestarsi l’attività fu la seconda causa nella caduta e nella rovina della sua vita (la prima fu sposarlo naturalmente).
“Tu te lo intesti, poi stai tranquilla con i bambini e vieni ogni tanto quando c’è bisogno”.
Wow, l’avrebbe anche mantenuta a casa con i suoi figli.
Arrivò al termine della seconda gravidanza, questa volta.
Il suo secondogenito nacque sempre a giugno ma di nove mesi.
E fece anche parto spontaneo malgrado con il primo le fecero il taglio. Sofia pensa fosse uno dei primi esperimenti in quel senso, dato che in sala parto, quando parlavano di lei, la chiamavano “la cesareizzata”.
Inutile dire che non avendo avuto i dolori col primo, data l’urgenza di dover intervenire, questi dolori ed il parto furono un’atroce sorpresa. Da qui, e da altre motivazioni elencate in precedenza riguardanti il suo matrimonio, la convinzione di fare tutto quello che la scienza ormai permetteva perché non si ripetessero altre gravidanze in futuro.
Il suo secondo cucciolo comunque uscì con lei dall’ospedale questa volta, pesava 3.400 Kg e stava bene.
E per questo era grata, molto grata. Sofia è molto orgogliosa del suo lavoro di madre. Anche lui è cresciuto bello e bravo.
Con due bimbi avuti solamente a due anni di distanza l’uno dall’altro era parecchio impegnata quindi si arrabbiava meno per le assenze di suo marito, anche perché ora aveva l’obiettivo di intestarle quell’attività quindi era anche più cauto. Per raggiungere il suo scopo lei gli era necessaria. Sofia tornò anche a fare l’impiegata per un certo periodo, non voleva far mancare il suo contributo alla famiglia.
Alla fine aprirono questo tanto sospirato bar. Sofia si era scavata la fossa da sola. E non solo a lei purtroppo.
Al contrario di quello che pensava, l’essere a contatto tutto il giorno con le persone, non era abbastanza per lui.
Iniziò ad arrivare a casa anche molto oltre l’orario di chiusura del bar e non entro nei dettagli che mi ha raccontato Sofia per rispetto suo e dei suoi figli.
Le sofferenze e le umiliazioni che subì in quegli anni nessuno dovrebbe subirle.
Si perché ci mise degli anni, a causa delle convinzioni limitanti elencate in precedenza ( i figli, Dio, la Chiesa, il peccato, e chi più ne ha più ne metta), prima di decidersi a separarsi.
Tutti si permettevano di consigliarla.
Non poteva lasciare i suoi figli senza un padre. Non poteva peccare separando ciò che Dio unisce. Così gli anni passavano e i guai aumentavano sempre più, ed i debiti a suo nome anche.
Quando si rese conto che i suoi figli crescevano e le creavano meno problemi del padre, decise che del giudizio degli altri e di quello di Dio non gliene fregava niente.
I debiti erano i suoi, i problemi anche, gli altri non glieli avrebbero risolti e non potevano sapere o capire quello che stava subendo e sopportando. Quindi decise di tenersi tutti i debiti ed i figli da mantenere da sola, perché dubitava che uno così se ne sarebbe occupato non traendone vantaggio.
Mi ha raccontato un ricordo riguardante il giorno della sua separazione. Durante il tragitto a piedi con l’avvocato mentre si recavano in tribunale per l’udienza, al telefono “lui” diceva ad un suo amico “Sto andando in Tribunale per la separazione, ma tanto lo so, che quando saremo là, non avrà il coraggio d’entrare e ci ripenserà” .
E invece no, lei era convinta. Sapeva che se non l’avesse fatto i problemi non avrebbero avuto mai fine nella sua vita. Anche se la inseguono ancora quelli che le aveva creato, almeno non gli ha dato la possibilità di crearne degli altri.
Si perché malgrado gli anni passino, i suoi bimbi ormai hanno venti e diciotto anni, lui non è cambiato e crea problemi a chiunque gli dia ancora fiducia.








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