RESPONSABILE DEI PROPRI ERRORI
Molti erano stati coloro che avevano cercato di aprirle gli occhi ed evitarle l’errore, ma di una cosa era certa, lei era in grado di sbagliare benissimo da sola.
Quindi l’aveva sposato ugualmente, sicura che l’amore che provava per lui sarebbe bastato per entrambi.
I fatti poi le diedero torto e passò gran parte della sua vita in tribolazione, per quello sbaglio.
La rabbia ed il rancore le fecero compagnia per molti anni aggiungendo sofferenza ulteriore al suo dolore.
Mantenendo comunque la convinzione che la mancanza di vicinanza e supporto ai frutti della loro unione, fosse stato un errore imperdonabile a lui attribuito, anche dalle autorità competenti, crebbe pian piano dentro di lei la consapevolezza che nessuno l’aveva costretta ad amarlo, nessun coltello alla gola o pistola alla tempia, neanche quando accettò di partecipare a determinate attività richiedenti gravoso impegno economico e lavorativo.
E con questa consapevolezza trovò la pace.
La nuova coscienza la rese più diffidente ma non le impedì di commettere altri errori negli anni che seguirono.
La sua bontà d’animo, ingenuità, ed il suo romanticismo la fecero innamorare ancora di persone “inadatte a lei”, ma anche le esperienze negative si rivelavano utili per affinare la selezione.
Aveva capito che nessuno è sbagliato di per sé, ognuno “è quel che è, e dà quel che può”. Stava a lei capire se era quello che desiderava ed era in equilibrio con la sua persona.
Aveva sempre combattuto da sola, risolto problemi da sola, senza cercare inutile comprensione ed aiuto altrui.
Anzi, era molto diffidente verso coloro che le dimostravano solidarietà, in modo particolare quando le veniva concessa da persone a cui non l’aveva richiesta.
Troppe volte aveva riscontrato cattiveria e secondi fini nascosti dietro a questi falsi slanci emotivi.
Cercare colpevoli all’infuori di se stessi confidando che il sostegno altrui, raramente sincero, ti renda più forte, non fa altro che allontanarti dalla pace interiore.
Frequentemente aveva scoperto psicopatici deliri, che confermavano la falsità che si nascondeva dietro ad insistenti atteggiamenti di cameratismo, più pericoloso e dannoso dell’accettare l’errore commesso.
Nessuno aveva il diritto di toglierla da quello stato di grazia e serenità.
Avrebbe continuato a respirare le sue emozioni, ad amare se stessa, le sue paure, e le anime affini alla sua.
La solitudine, gli errori e l’impegno nel risolverli l’avevano rafforzata, ma al tempo stesso addolcita, ed era orgogliosa di continuare, eventualmente, a sbagliare di testa sua.
Un abbraccio
Dany



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